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Quando si parla di “Growth Hacking” è necessario fare riferimento a un nome e a una data ben precisi: Sean Ellis, 26 Luglio 2010.

Sean Ellis si occupava di marketing per le più importanti startup della Silicon Valley e un giorno, il 26 luglio 2010 appunto, scrisse un post dal titolo “Find a Growth Hacker for your startup “, che ha cambiato il modo di pensare al marketing e ha dato vita a quello che oggi è il Growth Ha- cking.

Quando iniziamo a raccontare questa storia subito arriva la domanda:“ma quali sono le differenze con il marketing?” oppure “Noi in agenzia lavoriamo così da sempre e nemmeno sapevamo che questo modo di lavorare aveva un nome”.

Marketing vs Growth Hacking

“Il Growth Hacking è marketing. È il futuro del marketing ed è quello che il marketing sarebbe dovuto essere fin dall’inizio”

Lo ha detto Michael Brenner, ex capo marketing di SAP e uno dei maggiori influencer a livello mondiale sul Marketing.

Allora la differenza dove sta? Nell’approccio e nella tecnicalità.

L’approccio del Growth Hacking, rispetto al Marketing è riconoscibile per alcune caratteristiche specifiche. Ecco alcune tra le più importanti:

Creativo

Un esempio noto a tutti è la storia di AirBnb che “ruba” gli utenti da Craigslist facendo crossposting non autorizzato! Hai presente quando si dice “think outside the box”? Vedi una soluzione dove apparentemente non c’è.

Adattabile

Una soluzione (un Hack) solitamente funziona per un periodo limitato di tempo e quasi mai funziona più di una volta. Sempre che  non si imposti un approccio capace di adattarsi nel tempo.

Espandibile

Se ha funzionato per 1 funzionerà anche per 10? E per 100? E per 1000? Questa è la domanda chiave che devi farti sempre perché  le aziende hanno bisogno di scalare. Se un metodo non scala non è un metodo, stai solo sparando nel mucchio.

Rapido

È abbastanza chiaro che i quando devi fare decine o centinaia di esperimenti, un’azienda non può permettersi di ottenere i risultati dopo 2 mesi. Dovrebbe ottenerli dopo 2 settimane o anche prima Qui la questione è molto semplice: si tratta di quantità, più test vengono effettuati e più possibilità ci sono di trovare la combinazione giusta.

Con il vantaggio che ad ogni errore si impara qualcosa.

Altro aspetto importante che va chiarito da subito è il fatto che il growth hacking non è un’attività svolta da un singolo, ma è un lavoro di team.

Il growth hacking, infatti, è un lavoro di squadra in tutti gli step del processo (ideazione, prioritizzazione, esecuzione e analisi) e non solo nella fase di esecuzione come spesso si potrebbe pensare.

È un’attività crossfunzionale che ha impatto concreto e misurabile su tutti i reparti dell’azienda (sales, operation, marketing, business development, ecc.).

Il Growth Hacker è un Leader!

Deve perfettamente calarsi nel mindset e ci sono parecchie caratteristiche distintive che permettono ad una persona di diventarlo e di capire se è pre-disposto a diventarlo.

Ha spirito imprenditoriale

Il Growth Hacker  ha un forte spirito imprenditoriale perché è consapevole che deve prendersi dei rischi e assumersi responsabilità.

Gestisce il processo, non il team

Non è un manager. Il suo unico obiettivo è far sì che il processo di growth hacking funzioni al meglio.

È un leader all’interno del Team con cui lavora.

Proprio perché il growth hacking è un’attività collettiva (e non di un singolo) è importante che la persona  responsabile del processo abbia competenze da leader per guidare e motivare gli altri.

È un evangelist

Il growth hacker deve portare e farsi trasportare dalla cultura della crescita in azienda, soprattutto verso gli altri reparti e le persone che lavorano nel team.

È estremamente disciplinato

Quando si lavora con un processo ben definito con degli step chiari è fondamentale  essere disciplinati per poter seguire i singoli passi con costanza e coerenza.

È orientato ai dati

Il growth hacker non prende decisioni basate su opinioni o l’esperienza o l’intuito, ma solo ed esclusivamente basandosi sui dati.

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